VILNIUS, 7 giugno 2026 – Con una solenne celebrazione eucaristica nella festa del Corpus Domini si è aperto a Vilnius il VI Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia. Nell’omelia della Messa inaugurale, l’Arcivescovo di Vilnius, Mons. Gintaras Grušas, ha invitato i fedeli a riscoprire il legame profondo tra Eucaristia e Misericordia divina, tema centrale dell’intero congresso.
Fin dall’inizio della sua riflessione, l’Arcivescovo ha sottolineato come non sia casuale che il congresso abbia preso avvio proprio nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. «L’Eucaristia è il centro stesso della Misericordia di Dio», ha affermato, ricordando che Cristo non si limita a parlare dell’amore del Padre, ma dona sé stesso all’umanità.
Durante la processione eucaristica per le strade della capitale lituana, ha spiegato Mons. Grušas, sarà presente lo stesso Cristo che pronunciò le parole dell’Ultima Cena: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi» (Lc 22,19), lo stesso Cristo che portò la croce a Gerusalemme, che risorse dai morti e che si manifestò a Santa Faustina Kowalska come Signore della Misericordia.
Il deserto spirituale del nostro tempo
Richiamando la prima lettura della liturgia, l’Arcivescovo ha paragonato il mondo contemporaneo al deserto attraversato dal popolo d’Israele. Sebbene l’umanità disponga oggi di immense risorse tecnologiche e di una quantità di informazioni senza precedenti, continuano a manifestarsi profonde forme di solitudine, inquietudine e fame spirituale.
Per questo ha ricordato le parole del Deuteronomio: «L’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).
A sostegno di questa riflessione, Mons. Grušas ha citato Papa Leone XIV, che nell’enciclica Magnifica Humanitas scrive: «Il Dio vivente scende nella nostra storia per liberarci da ogni schiavitù, prende su di sé la nostra debolezza e la trasforma in luogo di salvezza».
Le ferite che diventano sorgenti di vita
Uno dei passaggi più significativi dell’omelia ha riguardato il significato delle ferite di Cristo. La Misericordia divina, ha spiegato l’Arcivescovo, non ignora le sofferenze umane e non le evita, ma vi entra per trasformarle.
«Le ferite di Cristo diventano sorgente di vita», ha affermato, spiegando come l’Eucaristia sia il sacramento attraverso il quale Cristo continua a guarire e trasformare l’uomo.
In questo contesto è stata ricordata una celebre espressione di Santa Faustina:
«Quanto più grande è la miseria, tanto maggiore è il diritto che ha alla Mia Misericordia» (Diario, 1182).
L’Eucaristia, ha sottolineato Mons. Grušas, non è destinata ai perfetti, ma a coloro che riconoscono il proprio bisogno di Dio e desiderano lasciarsi trasformare dal Suo amore.
L’Eucaristia costruisce la Chiesa
L’Arcivescovo ha inoltre evidenziato la dimensione comunitaria dell’Eucaristia. Citando San Paolo, ha ricordato che «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1 Cor 10,17).
Attraverso la comunione eucaristica, uomini e donne provenienti da esperienze diverse diventano parte di un unico Corpo, la Chiesa, segno concreto dell’unità voluta da Cristo.
Costruire la Città della Misericordia
Il tema del congresso, “Costruiamo la Città della Misericordia”, è stato al centro della seconda parte dell’omelia.
Secondo Mons. Grušas, questa città non è fatta di edifici o infrastrutture, ma di persone trasformate dall’incontro con Cristo. Citando ancora Papa Leone XIV, ha ricordato che l’Eucaristia è principio di unità e sorgente di vita nuova.
«Voi siete la Città della Misericordia», ha affermato rivolgendosi ai partecipanti.
Le ferite della storia di Vilnius
Un momento particolarmente toccante dell’omelia è stato il riferimento alla storia religiosa della Lituania durante il periodo sovietico.
L’Arcivescovo ha ricordato come diversi luoghi simbolo della fede siano stati trasformati o profanati: la Cattedrale di Vilnius adibita a museo, la Chiesa dei Santi Giovanni utilizzata per la propaganda ateista, la Chiesa di San Casimiro trasformata in museo dell’ateismo e la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù convertita in prigione.
Eppure, ha sottolineato, questi luoghi testimoniano oggi la vittoria della Misericordia di Dio sulle ideologie e sulle persecuzioni.
La processione eucaristica, pertanto, non rappresenta soltanto un cammino attraverso la città, ma anche un pellegrinaggio nella memoria di una nazione e nelle ferite personali di ogni credente.
Dal Cuore trafitto nasce la Misericordia
Richiamando il Vangelo di Giovanni, Mons. Grušas ha ricordato che dal costato aperto di Cristo «sgorgano sangue e acqua» (Gv 19,34), simboli della nascita della Chiesa e dei sacramenti.
A questo proposito ha citato ancora Santa Faustina:
«Da tutte le Mie Piaghe, come da ruscelli, scorre la Misericordia per le anime, ma la Piaga del Mio Cuore è la sorgente della Misericordia senza limiti» (Diario, 1190).
Da quel Cuore trafitto, ha spiegato l’Arcivescovo, continuano a diffondersi nel mondo i raggi della Divina Misericordia.
Una chiamata per ogni cristiano
Concludendo la celebrazione, Mons. Grušas ha invitato i fedeli a vivere la processione del Corpus Domini non come un semplice ricordo del passato, ma come il segno della presenza viva di Cristo che continua a camminare in mezzo al suo popolo.
L’omelia si è chiusa con una preghiera di Santa Faustina che sintetizza il programma spirituale del congresso:
«Desidero trasformarmi tutta nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di Te» (Diario, 163).
Un invito rivolto a tutti i cristiani affinché, lasciandosi trasformare dall’Eucaristia, diventino autentici testimoni della Misericordia di Dio nel mondo di oggi.